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Sharing, il bello e buono dell’economia che coinvolge le donne

cañigueraldi Daniela Muraca

 

Si chiama Albert Cañigueral, è spagnolo ed è il fondatore della rete www.consumocolaborativo.com diventata in Spagna e Sudamerica forza motrice di un modello di relazioni economiche legate alla Sharing Economy, il nuovo stile in economia che, dribblando il “capital venture”, intraprende progetti allargati alla condivisione di iniziative ed idee. E’ intervenuto a Ferrara nelle giornate del primo week end di ottobre dedicate al Festival del giornalismo promosso da Internazionale avendo a fianco esponenti italiani di organizzazioni convergenti con Ouishare, il movimento che a livello mondiale raccoglie le varie espressioni della Sharing e che si incontra a maggio di ogni anno a Parigi riunendo masse di giovani. La nuova visione degli scambi che mette in primo piano non la proprietà ma l’accesso ai beni e che include il mondo della cooperazione prima dei profitti, coinvolge ed elettrizza infatti in particolar modo le giovani generazioni, come dimostrano le immagini dei filmati di youtube sul festival francese di Ouishare. A Barcellona a novembre si svolgerà un’analoga iniziativa e Canigueral ha affermato:” ciò che caratterizza la nuova economia è la capacità di coordinarsi su larga scala fra pari privilegiando lo scambio di servizi e non il denaro. E’ una situazione nuova anche per gli anziani e per i cittadini in genere che vanno accompagnati in questa transizione”. Per esemplificare, se vi servisse un qualsiasi utensile, dalla cucina al giardinaggio, invece che di provvedere all’acquisto, la Sharing vi consiglierebbe di controllare internet e le piattaforme che erogano il servizio sostituendo alla proprietà il possesso dell’oggetto. Lo stesso è il meccanismo di “Bla Bla car” sui passaggi in auto o dello scambio di case per il soggiorno in luoghi diversi per ragioni di studio, lavoro, vacanze. Le parole chiave del nuovo sistema sono open data e open source per il libero ingresso nei motori di ricerca e nelle banche dati, flat organization per la parità dei processi decisionali, products moving people, per la mobilità dei cittadini, coworking per la condivisione dei luoghi di lavoro, creative commons, per la condivisione dei diritti di autore. La trasformazione riguarda non solo i singoli, ma le città e la vita delle istituzioni che dovrebbe agganciarsi alla cittadinanza attiva e consapevole, come sta accadendo in alcune sperimentazioni del Comune di Bologna. Nel capoluogo emiliano, inoltre, è nota l’esperienza di Via Fondazza, dove i residenti registrati in gruppi Facebook, si confrontano periodicamente su problemi e progettualità e la “Social Street” si è replicata ovunque contando anche a Milano piu’ di 7000 iscritti. Non sappiamo ancora se la Sharing Economy possa fornire alternative alla crisi e all’euro, ma procede facendo sul serio. L’italiano Christian Iaione sarà l’estensore di un parere da presentare all’Unione Europea, primo documento ufficiale sull’economia di condivisione e collaborativa che potrà introdurre una novità fondamentale. Infatti il soggetto della nuova economia da codificare nel futuro testo normativo potrebbe essere non l’ “homo oeconomicus” ma la “mulier” sul presupposto che l’utente tipo della Sharing è donna.

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