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Padri e figli, donne e potere nell’occhio del filosofo

cacciaridi Daniela Muraca

E’ l’idea di figliolanza nei testi fondamentali dell’ebraismo il tema che Massimo Cacciari, professore emerito di Estetica all’università Vita Salute San Raffaele di Milano, ha affrontato a Modena nel corso del Festival della Filosofia finito il 20 settembre. La manifestazione ha vissuto una crescita esponenziale nel numero dei visitatori che erano 34.000 nel 2001, anno della prima edizione, e 206.000, secondo i dati dell’assessorato alla Cultura, lo scorso anno. Cacciari alla platea smisurata di Piazza Grande ha spiegato la coessenza del Padre e del Figlio, l’infusione della natura divina che assurge a modello piu’ alto di umanità. I profeti dell’Antico Testamento e Gesu’ descrivono l’amore del Padre verso il Figlio, un abbraccio cosmico che “è rivoluzionario –ha spiegato il filosofo – perché inaugura l’era del figlio scardinando i parametri classici della relazione padre­figlio ancorati ai concetti di autorità e patria potestà”. Nell’ebraismo il Padre si svuota dell’involucro dell’ auctoritas e “dà tutto in mano al figlio, lo rende erede come se fosse morto – azzarda Cacciari parafrasando il “Dio è morto” di Nietzsche. Questo, però, ci scaglia direttamente sul piano delle conseguenze sulla scena del mondo, se si considera il modello teologico un paradigma per l’apertura di possibilità nella polis terrena. Di padri, figli, eredi, Cacciari ha già teorizzato in uno dei suoi ultimi libri “Re Lear” nel quale dimostra che l’assenza di pietas fra genitori e figli, come narra Shakespeare, produce crolli irreversibili e che la sete di potere rende parricidi e fratricidi. L’altra conseguenza è opposta e corrisponde al tentativo, ancorato all’idea di obbedienza, del recupero della potestas, del rigore della tradizione. “E’ la risposta di una parte dell’Islam – continua il filosofo – e il termine Muslim significa infatti “obbediente”. Se si è incapaci di vivere responsabilmente la libertà del figlio, l’esito speculare è la lotta per il ritorno alla supremazia paterna”. Massimo Cacciari ha ricordato la “Lettera al Padre” di Franz Kafka, nella quale lo scrittore boemo di origini ebraiche racconta il suo conflitto con il padre che incarna un’autorità assoluta. Non è poi stato escluso che il raggiungimento di una figliolanza compiuta e libera si apra al superamento degli ostacoli restituendo grandi occasioni di incontro fra i vari figli ed eredi, come nel dialogo fra culture e religioni diverse. Sullo sfondo delle conclusioni del filosofo permane un quesito cruciale, ossia “se sia attuabile il ritorno al Padre attraverso la via della mitezza e della carità, tenendo conto che sul ponte del rapporto Padre­Figlio, si staglia nell’ebraismo la figura della Donna mediatrice”.

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