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Jr e Robert De Niro raccontano la storia di Ellis


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di  Daniela Muraca

“Ma chi l’ha detto che in terza classe, in terza classe, si viaggia male?” E’ il Titanic di Francesco De Gregori, il ritornello consolatorio dei migranti sui piroscafi, la ballata di chi non si dà per sconfitto e scommette su una vita nuova. A sbarcare ad Ellis Island, il principale punto d’ingresso delle navi che arrivavano a New York, furono anche i nonni di Robert De Niro soprannominato da ragazzino, nelle giornate strapazzate fra le baby bands di Little Italy, “Bobby Milk” per via del colorito chiaro della sua pelle. Si sa che Bobby, metà italiano e metà irlandese, figlio di artisti, lasciò ben presto i “bad boys” per dedicarsi al teatro e poi al cinema divenendo la stella mondiale che conosciamo. A lui JR ha chiesto di raccontare la storia di Ellis, l’isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York, antico arsenale militare dal 1852 al 1954, l’anno della sua chiusura. Attualmente l’edificio ospita l’Ellis Island Immigration Museum e con lo stesso biglietto del traghetto si fa visita anche alla Statua della Libertà. JR si svela con le due sole iniziali ed è l’artista di strada francese, fotografo e video maker che con le sue opere cattura l’attenzione di grandi masse di persone rendendo l’arte il mezzo attraverso quale estendere l’impegno civile. Nel 2014 JR aveva chiesto di visitare l’ospedale dell’immigrazione di Ellis Island, dove venivano curati gli immigrati malati, con l’idea di lavorare sui muri della struttura. La sua richiesta fu accolta e per l’installazione fotografica “Unframed­Ellis Island” JR scelse venti foto d’archivio di pazienti e medici facendone dei murales. De Niro ha partecipato con grande entusiasmo all’allestimento dal quale poi è derivata l’idea del cortometraggio “Ellis” scritto da Eric Roth, vincitore dell’Oscar alla sceneggiatura per Forrest Gump, e diretto da JR. L’obiettivo del cortometraggio è sensibilizzare il pubblico proseguendo le finalità di “Inside Out”, progetto globale di arte collaborativa che vive in rete in http://www.insideoutproject.net/en e secondo il quale chiunque ha la possibilità di caricare immagini e di riceverne una copia stampata su poster da utilizzare sui muri della propria città. Nel 2014 il fotografo e regista francese ha collaborato con il New York City Ballet in produzioni ispirate alle sommosse dei sobborghi parigini del 2005. I tragici eventi del 13 novembre a Parigi pongono in primo piano l’attualità di idee che si concretizzano in spazi, laboratori, piattaforme di esperienze e discussione. Non possiamo stabilire se l’arte sia un mezzo di difesa dei diritti umani, o in fondo, un diritto in sé e antidoto alla violenza, ma in Italia a Torino, dove il cortometraggio Ellis è stato proiettato il 20 e 21 novembre all’inizio di in un tour che toccherà locations diverse terminando a Somano nelle Langhe ad aprile 2016, sono nate associazioni, come “Il Purgatorio”, “Baretti”, “Parma 52 Cortile Creativo”, realtà giovani e intraprendenti specializzate nella comunicazione culturale. Promuovendo mostre, workshops, rassegne video, corsi, incontri e con il coinvolgimento di un network di artisti nazionali ed internazionali, ogni territorio, come il quartiere San Salvario torinese, puo’ essere inserito in circuiti comunicativi piu’ ampi creando paradigmi, scambi, innesti culturali, e il pubblico ha modo di avvicinarsi alle opere accentuando il proprio contributo e la propria visione critica. Ellis è un grande esempio di sollecitazione umana e culturale che accorpa emozioni e il filo delle memorie nella dimensione malinconica e insieme bruciante del corto e nell’espressione assorta di un De Niro la cui figura pare tratteggiare il tempo e raccogliere occhi e volti dimenticati, ma tuttora spettatori attenti di una speranza da costruire.

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