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Intervista a Wanda Fisher, che ci parla di “Favolosa”

Spumeggiante e un po’ rock, ma soprattutto dolce e intrigante, dopo il successo della cover de “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, di cui era stata anche voce corale nell’originale del 1972, e del singolo “Vita da Vip” rilasciato lo scorso anno, la cantante di origini italo-americane Wanda Fisher è alle prese con il suo nuovo progetto. “Favolosa”, infatti, disponibile dal 9 ottobre sulle piattaforme virtuali e nei migliori digital store, è il titolo del brano che segna il suo ritorno sulla scena musicale nostrana e costituisce un punto di svolta nel suo lungo percorso lavorativo. Artista senza tempo, la Fisher vanta collaborazioni con i più grandi esponenti della musica italiana (Mina, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Raffaella Carrà, Iva Zanicchi, Cristiano Malgioglio e molti altri ancora) e una carriera da solista di tutto rispetto. E così, a distanza di svariati anni dal suo esordio, la perfomer ci regala un’altra perla che all’apparenza potrà sembrare frivola, ma che, in realtà, nasconde dietro di sè un significato a dir poco ambizioso.

La parola all’artista.

1.Hai appena pubblicato il tuo ultimo brano musicale dal titolo “Favolosa”. Di che cosa parla?

Favolosa è il titolo di una canzone alla quale mi sento particolarmente legata, perché posso dire a tutti gli effetti che mi rappresenta a pieno. Un pezzo allegro e spensierato che trasmette altrettanta allegria e spensieratezza, ma che parallelamente vuole far riflettere. La storia è quella di una donna che vive la propria vita come fosse una diva d’altri tempi, libera da qualsiasi vincolo le si voglia imporre e che fa sfoggio in maniera anche audace di tutta la sua femminilità. Una persona decisa, dal carattere forte e sicura di sé, però allo stesso tempo una sognatrice, un po’ come me. Insomma, una donna convinta di ciò che vuole e che si impegna per ottenerlo.

  1. La protagonista della tua nuova canzone sogna un amore come quello delle favole. E tu invece? Credi nelle favole?

C’era un vecchio detto che mia madre mi ripeteva sempre, ossia che “chi vive di speranze, disperato muore”. Nonostante io rimanga sempre un’inguaribile utopista, credo negli amori da favola, quando sono reali, ma nelle favole in senso stretto non direi proprio. E poi, l’uomo ideale è davvero difficile da trovare al giorno d’oggi. La cortesia, l’eleganza, l’educazione, il rispetto e l’attenzione alle piccole cose, tutte caratteristiche che farebbero di un probabile lui il mio compagno perfetto, sembrano essere svanite dal mondo. Al giorno d’oggi sono qualità più uniche che rare, ma resto comunque una donna positiva e ottimista, alla continua ricerca di qualcosa di nuovo.

  1. In più di un’occasione hai dichiarato di trovarti molto a tuo agio con i cosiddetti “toy-boys”…

Beh, devo ammettere che ho una grande passione per i toyboys, mi trovo benissimo con loro, e vi dirò di più, sebbene si tratti pur sempre di eccezioni, alcuni giovani hanno molta più maturità, sensibilità, educazione e intelligenza di quel che si pensi. Vado pazza per chi ha la testa sulle spalle e amo alla follia anche chi vive liberamente il proprio orientamento sessuale, il proprio amore, lontano dai pregiudizi che la società odierna ci impone. Insomma, per farvela breve, trovo molta affinità con chi riesce ad essere semplicemente se stesso. E sarà forse proprio per questo che mi sono creata uno spazio tutto mio, nel quale vivo e mi sento bene, visto che il resto a mio parere ha ben poco da offrire.

  1. Spesso l’età anagrafica non rispecchia quella del nostro animo. Tu stessa non riveli mai il numero esatto dei tuoi anni. Come mai?

Non amo particolarmente rivelare il numero esatto dei miei anni perché in fin dei conti ritengo che sia soltanto un dato anagrafico che non ha poi così tanto valore.  Io non mi permetto mai di chiedere a qualcuno della propria età, non mi interessa e per di più non lo trovo educato. Non è un semplice numero e definire chi sei, sono le nostre scelte, le nostre azioni, le decisioni che prendiamo e le cose che diciamo a farlo. Bisognerebbe imparare a guardare la persona, non la sua età anagrafica, perché quello che ha realmente importanza, per citare Abramo Lincoln, non sono gli anni della nostra vita, ma la vita che mettiamo in quegli anni!

  1. Perché è così importante il messaggio che “Favolosa” vuole comunicare?

Perché oggigiorno posso dire fermamente che abbiamo tutti un po’ perso di vista ciò che conta davvero nella vita di tutti i giorni. “Favolosa” è un omaggio a chi ama piacersi ed è un invito rivolto a chiunque voglia prendere spunto da chi ha imparato a farlo. Accettarsi con i propri pregi e difetti è un qualcosa di cui essere orgogliosi, un gesto degno di ammirazione, mentre per alcuni pare sia motivo di vergogna. Mi piacerebbe che ognuno di noi si sentisse legittimato a potersi esprimere come meglio crede, in un mondo libero e sereno in cui tutti vivono in armonia, al di là di quelle inutili e insensate etichette che qualcuno si ostina ad affibbiarci. Chissà, magari un giorno quest’utopia nella quale mi piace credere si realizzerà!

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