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il pesce rosso dov’è?

di Daniela Muraca

Con classe e delicatezza Elisabetta Sgarbi è giunta sul Red Carpet del Lido di Venezia presentando il 12 settembre la sua ultima opera “Il pesce rosso dov’è?” dedicato alla vita nel Delta del Po. Le abbiamo chiesto:

IL PESCE ROSSO DOV’E’ rende trilogia la sua precedente iniziativa denominata “Due Volte Delta” che includeva i due documentari “Il pesce siluro è innocente” e “Per soli uomini”. Ci vuole parlare meglio di questo suo progetto? 

In realtà Due volte Delta era già una trilogia, ma non era ancora pronta. E, in effetti, non so se si possa davvero definire una trilogia, avendo io girato molto sul Po: per esempio considero parte integrante di questo percorso anche il documentario sulla Resistenza nel Ferrarese e nel Basso Polesine (“Quando i tedeschi non sapevano nuotare)  e il lungometraggio “Racconti d’amore”, quattro racconti del fiume. Il pesce rosso dov’è? è un momento di questa Poeide, che vuole guardare il Po da un altro punto di vista, se vuole più politico, in un momento in cui lo si sta esaltando come patrimonio storico e biologico dell’umanità: quanto stiamo in realtà perdendo del Po, della sua vita invisibile, dei suoi pesci, gli uccelli che vi si nutrono.

Non sono tecnicamente una ambientalista, ma credo che chi abbia vissuto decenni per il fiume e sul fiume, abbia diritto di parola e deve essere una vedetta di quanto accade. Meglio loro di qualche improvvisato operatore turistico.

Quanto conta nella sua visione l’elemento autobiografico?

Difficilmente parlo di me, eppure nei miei film penso di non parlare d’altro. E l’eterno dilemma di chi si esprime, parlando di altro da sé per parlare, in altro modo, necessariamente, di sé. Quelli sono i luoghi della mia infanzia, dove vivono i miei genitori, di cui la mia memoria trattiene i racconti più antichi. Sono io il fiume.

C’e’ un intento di difesa ambientale in questo suo lavoro?

Sì, ma, ripeto, senza facili ambientalismi. Mi sembra importante sottolineare un patrimonio culturale, un tesoro di volti, parole, facce, esperienze, tradizioni. Salvarle non so per quanto, ma non è importante questo. le cose si salvano se vengono investite da passione e amore. Vorrei fare innamorare di tutte queste cose le persone. E allora, quello che, con una certa retorica, definiamo “salvare”, diventerebbe una festa. Io non penso di essere in grado di salvare nulla, ma solo di tentare di  catturare l’attenzione  di qualcuno. L’attenzione è amore.

 

Il Delta del Po che è protagonista di queste sue opere come parla al resto del Paese e del mondo? E’ in un certo senso una realtà a se stante con una sua magia un pò chiusa oppure si vuole aprire ed effondere forse persino in modo dirompente?

Io non credo alle cose locali. Non credo che qualcosa sia centrale e qualcosa sia locale. Il centro e la periferia sono prospettive utili e legittime ma non assolute. Questo vale, dal mio punto di vista, per i luoghi, come per gli artisti, scrittori o registi.

Questo film è dedicato a Gianantonio Cibotto, poeta del Delta. E’ scrittore locale? No, assolutamente. Lo si legge poco? Forse sì, ma questo non è indicativo di nulla, se non della nostra distrazione.

 

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