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“Esce In fondo al bosco”, il film di Stefano Lodovichi

in fondo al boscodi Daniela Muraca

Non è l’Antologia di Spoon River che con la sua elegia lugubre racconta vizi, virtu’, affanni, nelle viscere della provincia americana. “In fondo al bosco”, il film di Stefano Lodovichi che uscirà nelle sale il prossimo 19 novembre affonda le radici in un mitico Trentino Alto Adige per dileguarsi fra le tenebre della notte dei Krampus, gli zanni diavoleschi che il 5 dicembre sfilano in processione accanto al sacerdote ma appartengono al segreto dei boschi montani. Il rito rievoca una tradizione antichissima ed esorcizza fra maschere simpaticamente indiavolate la presenza del male e il lungometraggio di Lodovichi, che sigla una regia morbida e ugualmente serrata, strappa la narrazione fiabesca aggiungendo gli elementi di un mistero inquietante che intrappola la realtà rendendola indecifrabile. La leggenda diventa thriller in un fantomatico 5 dicembre 2010, quando Manuel e Linda, genitori di Tommi, dopo aver partecipato alla festa non ritrovano piu’ il bambino inghiottito dal bosco. Cominciano le indagini e i sospetti inchiodano proprio il padre, Manuel Conci, un alcolista con precedenti per atti di violenza: il capro espiatorio perfetto. Non vengono raccolte prove sufficienti a incriminarlo, ma per i compaesani rimane il colpevole e solo sua moglie Linda gli resta accanto. Cinque anni dopo, un bambino senza nome e documenti viene ritrovato nei pressi di Napoli. Gli esami rivelano che il Dna coincide: quel bambino è Tommi. A questo punto il film svolta in modo interessante con un salto psicologico inaspettato: il ritorno di Tommi non riporterà la serenità agognata nella famiglia ma capovolgerà la relazione fra madre e padre e se Manuel si sentirà sgravato dal senso di colpa, Linda, al contrario, non accetterà il piccolo non ritenendolo suo figlio. Allora perché il Dna coincide? Chi è Tommi davvero? Può il volto di un bimbo nascondere un’energia “demoniaca”? Sono questi i perni di un’intrigante sceneggiatura scritta da Stefano Lodovichi, Isabella Aguilar, Davide Orsini. La Aguilar ha contribuito alla sceneggiatura dei “Dieci Inverni”, commedia sentimentale di Valerio Mieli che si è distinta alla 66^ Mostra del Cinema di Venezia, e in quest’ultimo lavoro collabora per la firma di un “noir dei sentimenti” di notevole valore introspettivo che prende anche le tinte fosche di una soprannaturalità inafferrabile. In un romanzo molto famoso “La casa in fondo al bosco” di Christoffer Carlsson, un bimbo diviene il “deus ex machina” che spiega una serie di atroci delitti nella provincia svedese. Nel film italiano di prossima uscita che si avvale delle ottime interpretazioni di Camilla Filippi (Linda), Filippo Nigro (Manuel), Teo Achille Caprio (Tommi) c’è forse ancor di piu’ e sul fondale della trama poggia un quesito inconsueto: che fare se non sai chi è tuo figlio? Un figlio senza padre o madre è orfano, un termine simmetrico che indichi la condizione di chi perde un figlio non esiste. La pellicola prodotta da Sky Cinema insieme a Onemore Pictures e distribuito da Notorius, entra in questi meandri con esiti sorprendenti.

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