Resosi conto di quanto a quell’ora si tocchi il culmine, il picco massimo di pubblico dinanzi allo schermo, si creano programmi ad hoc che possono coprire quel breve, almeno negli intenti e sulla carta, intervallo di tempo. Ed è così che alle 20.40, dopo due bei blocchi pubblicitari all’interno dei quali è trasmesso l’appendice del telegiornale di rete denominato Meteo 5, inizia Striscia la notizia, la più che ventennale creatura di Antonio Ricci, su Canale5 e, oppostamente, Affari tuoi su RaiUno, che è in onda dal 2003. La sfida che c’è quotidianamente fra queste due trasmissione è una di quelle che raramente poi vede prosieguo con i prodotti di prime time. Il decimale, il centesimo di share, dato come superfluo nelle lunghe produzioni serali, per i due competitor dell’access è vitale. Vitale affinché si possa sbandierare la supremazia dell’uno sull’altro, in maniera assolutamente infantile. E qualora si sia stati battuti, il ricorrere a mille espedienti, primo fra i quali la cosiddetta sovrapposizione, è doveroso, è obbligatorio, anzi.
Come si rosicchia quale decimo di punto di share in più? Allungando la propria messa in onda, attenendo che l’altro chiuda anticipatamente per andare, il tempo di un nero, in solitaria e acquisire pubblico, che è valore assoluto, che di conseguenza è share. Un gioco al massacro dato che nessuno dei due, incoscientemente, vuole puntare al ribasso: la prima serata, fissata alle 21.10, non avrà mai inizio a quell’ora. Fino a qualche anno fa ci si protraeva sino alle 21.40, è iniziare sotto le 22 era quantomeno normale. In questo modo, però, oltre che vincere la battaglia del giorno, si aiutava la propria rete: il programma d’access allungato copriva il 50% della fascia di prime time della rete, che poteva aspirare ad un risultato dignitoso non raggiungibile, non solo se il rispetto per lo spettatore fosse stato mantenuto, ma anche se quel programma o quel film, a rischio flop, fosse stato mandato in onda all’orario prefissato. Ed ecco perché, per aiutare un format al varo, spesso ci troviamo 500.000€ nell’ultimo pacco da una parte e lo scoop di fine puntata dall’altro. Un connubio strettissimo ed indissolubile.
Nonostante un patto stipulato, e a dire la verità mantenuto per troppo poco, lo sforo, naturalissimo, dell’access avviene ancora in maniera frequente. Alcuni casi resi famosi nella storia della vergogna tv: personalmente, non dimentico un Treno dei Desideri in partenza solo alle 21.50, in luogo delle 21.10 annunciate dalla sua conduttrice e delle 21.30 dei promo sulla rete o di una Elisa di Rivombrosa, forse alla terza serie, che ruppe il muro delle 21.50, iniziando, se la memoria non mi abbandona, alle 21.57. Una vergogna, un non rispetto per chi il giorno dopo si alza alle 6 e chi, dimenticandocelo malamente, ancor prima. Visto il rompere le righe estivo, non si mette bocca su quanto successo ogni giorno tra La botola e Veline, ma ieri un altro caso da segnalare c’è stato, pur trovandoci al 18 settembre. La proclamazione delle due nuove vallette di Striscia la notizia, come già segnalato nell’apposito post, ha sforato alla grandissima. I fan di Distretto di polizia 8, la fortunata serie della TaoDue di Pietro Valsecchi, non hanno visto il primo dei due episodi in palinsesto se non alle 21.55 con, quindi, ben 45 minuti di ritardo rispetto alla scaletta. Un’infinità. E la fine, ovviamente, è avvenuta solo nel giorno seguente, oltre la mezzanotte.
Quale il ruolo del telespettatore, evidentemente posto in secondo piano in tale sadica decisione? Boicottare quanto è programmato e quanto viene mandato in onda? Sarebbe un’idea. Intanto pare ventilarsi una motivazione all’orizzonte che possa spiegare questo slittamento irrispettoso della prima serata (e poi, naturalmente, anche della seconda): che si voglia emulare quanto fanno i cugini spagnoli, per caso?
Popularity: 2% [?]





