Set
23rd

‘LA STELLA DELLA PORTA ACCANTO’: QUESTA SERA SU RAIUNO TORNA BIANCA GUACCERO CHE AFFERMA DI ESSERE «MOLTO FORTUNATA»

La RaiUno che si è presentata per quattro serate su sette tutta show ha dato, almeno per questa prima settimana di programmazione, ottimi risultati, visti nel loro insieme. La rete diretta da Fabrizio Del Noce, però, ha costruito una propria identità a partire dal macrogenere serbatoio dal quale ha attinto i suoi più grandi e rappresentativi successi: la fiction. Giallo, commedia, di riflessione, sottogeneri che hanno dato natali a veri e propri elementi di distinzione. Nonostante, però, una maggiore importanza, figlia di un forse eccessivo rischio iniziale poi ripagato, ai varietà e ai suoi surrogati, la lunga e la “cortissima” serialità vivono ancora e, come ogni domenica sera, una nuova miniserie sta per avere inizio. Come nostro solito ve la presentiamo, per quella che è la trama e per quello che è il cast artistico per poi, qualora colpisca particolarmente noi quanto voi, analizzarla insieme. Tocca, questa sera, a La stella della porta accanto prodotta da Guido Lombardo per la Titanus in collaborazione con Rai Fiction, sceneggiata da Patrizia Carrano e Paola Pascolini per la regia di Gianfranco Albano. Di seguito la trama e i protagonisti:
Interpretata da Bianca Guaccero e Giorgio Lupano, la storia di una famiglia moderna e dagli equilibri precari che ritrova il piacere dei sentimenti puri e semplici. Una favola dei nostri giorni in onda domenica 21 e lunedì 22 settembre in prima serata su Raiuno. La regia è di Gianfranco Albano.

La storia: Matteo è un bambino di 10 anni. È cresciuto lontano dall’Italia, costretto a seguire un padre che per via del proprio lavoro ha condotto la famiglia in paesi lontani. Matteo ha perso la mamma. L’esplosione di una bomba Tamil ha coinvolto l’auto su cui viaggiavano madre e figlio, uccidendo la donna e lasciando il piccolo sconvolto. Jacopo lavora per il Ministero degli Esteri. È un giovane console destinato a diventare presto ambasciatore. Di famiglia benestante, figlio di un generale, Jacopo è cresciuto educato alla logica del rigore e della disciplina piuttosto che a quella dei sentimenti. Questo lo ha aiutato ad affrontare con successo la sua professione tanto da essere uno tra i più giovani diplomatici in carica al ministero, ma ha determinato in lui un distacco e una freddezza che non gli permettono suo malgrado di essere un bravo padre. Jacopo è il papà di Matteo.

Un anno dopo la morte della moglie, terminato il suo incarico in India, l’uomo torna in Italia con i due figli: Matteo e Giulia. Giulia ha solo 5 anni e forse questo le permette di non rendersi conto fino in fondo della perdita subita, mentre Matteo è in un momento di grande crisi, arrabbiato com’è con il padre che ritiene indirettamente responsabile della morte della madre e che lo ha trascinato lontano da casa, lontano dai suoi amici, lontano dalle certezze di cui un bambino ha bisogno nella ricerca della propria identità. È in questo clima di tensione familiare che i tre arrivano a Roma accolti in casa dalla cognata di Jacopo, Roberta: una giovane donna in carriera, da sempre innamorata di lui, rassegnata anni prima a vedersi preferita la sorella e che ora vede nel ritorno di Jacopo la possibilità di una rivincita. Roberta si dimostra una PR straordinaria per le ambizioni ancora irrisolte del cognato, ma come zia si rivela severa e incapace tanto che i bambini, scontenti di dover lasciare di nuovo l’Italia e la vecchia villa di famiglia, guardano con sospetto all’ipotesi che la donna possa seguire Jacopo nel suo prossimo incarico all’estero.

A sconvolgere, e più tardi a ristabilire, nuovi equilibri familiari e sentimentali a Villa Sanseveri sarà l’arrivo accidentale di Stella, una giovane addestratrice di cani. Stella è di umili origini, è una bella ragazza, ma è soprattutto una persona capace di trasferire sugli esseri umani la stessa generosità e disponibilità con le quali sa catturare la fiducia degli animali. Nonostante l’opposizione di zia Roberta, Matteo e Giulia ottengono che Stella entri in casa come loro governante insieme a Carlotta, un’ineducata, gigantesca, simpatica, devastante femmina di terranova che le è irrinunciabile appendice. Tra equivoci e conflitti, allontanamenti e riappacificazioni, nuovi sentimenti e vecchie gelosie, Stella riuscirà, complice il cuoco Giacinto (il maggiordomo tuttofare finto francese di casa Sanseveri) a rieducare ai sentimenti i “cuori in inverno” dei protagonisti di questa storia che vuole essere una favola moderna con i colori della commedia sentimentale.

I protagonisti: Ad interpretare questa favola moderna in due puntate Bianca Guaccero, nel ruolo di Stella, la simpatica addestratrice di cani; Giorgio Lupano, Jacopo, il brillante diplomatico; Stefania Orsola Garello, Roberta, la zia. Negli altri ruoli, Lorenzo Vavassori, Matteo; Evaluna Pieroni, Giulia; Rodolfo Lagana’, Giacinto; Valerio Morigi, Sergio, e Sergio Fiorentini, l’ ambasciatore Molteni.

Chi, però, meglio della protagonista può raccontare e, in un certo qual senso, anticipare ciò che meglio vedremo in questa prima serata di RaiUno dedicata alla cortissima serialità? In merito, riportiamo un’intervista rilasciata da Bianca Guaccero pubblicata da Il giornale:

«Passavamo in macchina davanti al teatro Ariston di Sanremo. C’era un mare di gente che mi applaudiva. Allora ho gridato all’autista “Fermi! Fermi!”, sono scesa, e mi sono gettata nel mio primo bagno di folla. Ho pensato: un’occasione simile quando mi ricapita più?». Non sappiamo se ci sarà ancora, come al Festival di Sanremo, una folla che acclamerà Bianca Guaccero. Di certo la carriera di questa pugliese dagli occhi di velluto è in continua ascesa (ultimo titolo La stella della porta accanto, in onda stasera e domani su Raiuno) e singolarmente destinata a ripercorrere le tracce di altre indimenticabili more del nostro cinema: la Anna Magnani di Assunta Spina che ha interpretato in tv, la Cardinale del Gattopardo che ha recitato in teatro e la Marisa Allasio di Poveri ma belli che rivivrà in musical, debutto previsto al Sistina di Roma a metà novembre.
Ma lei cos’ha in comune con queste grandi?
«Per carità: assolutamente nulla! Non posso neppure tentare confronti. Diciamo che forse in me c’è una spontaneità che può ricordarle. Io non cerco a tutti i costi di piacere. Io sono verace. Sono come il pane col pomodoro».
Anche in La stella della porta accanto è così poco autocompiaciuta?
«Soprattutto! Interpreto Stella, un’addestratrice di cani simpatica ma casual, un po’ Bridget Jones un po’ Mary Poppins, che diventa per caso la baby sitter dei bambini d’un fascinoso diplomatico - Giorgio Lupano - divenuto vedovo e indurito con se stesso e coi figli. È una commedia sentimentale, semplice come un bicchier d’acqua. Perché, come diceva mia nonna, “L’acqua è semplice; ma è l’unica cosa che disseta davvero”».
Le storie semplici rischiano anche di risultare banali…
«Se fatte senza amore, senza motivo. In questa invece c’è cuore, sensibilità, e un modo di raccontare chiaro e diretto. È una favola che unisce il sentimento all’ironia: fa ridere e commuove. Non è poi così semplice risultare semplici!».
Storie drammatiche, sentimentali, brillanti, il Festival di Sanremo. Cosa le manca per definire la sua carriera completa?
«Il musical. Ma anche questo lo farò presto: con la regia di Massimo Ranieri stiamo preparando la versione teatrale di Poveri ma belli con le musiche di Gianni Togni. Ballerò e canterò ben dieci canzoni, su una trama che ricalca solo in parte l’originale, deviando poi verso tempi e stili moderni».
I suoi ruoli e le sue interviste lasciano intuire in lei un carattere volitivo, esuberante, ambizioso. È esatto?
«Esuberante senz’altro: ho la fortuna di fare un lavoro che non farà mai morire il mio lato bambino. Volitiva sì, anche se senza merito: sono così perché il mio lavoro mi diverte da morire. Ambiziosa? Non saprei: di solito non faccio progetti e non penso al futuro, preferisco vivere nel presente, godendomi tutto ciò che la vita mi regala».
A quale qualità recitativa tiene di più?
«Anche qui: alla semplicità. È sui set che ho imparato che la semplicità è il più difficile degli artifizi. Per questo cerco di lavorare tanto, di lavorare sempre: ci si arriva solo studiando, faticando, imparando».
Il momento più brutto e il più bello della sua carriera.
«Il più brutto: la mattina che, a Sanremo, mi sono svegliata senza voce. Rimanere senza voce al festival: il massimo! Ma mi è servito per imparare una regola d’oro: quando hai un problema non nasconderlo, cerca invece di trasformarlo in un vantaggio. Così ho recitato e cantato con la voce roca, facendone quasi una cosa sexy».
E il più bello?
«Quello che sto vivendo al momento. Sono un tipo positivo, io. Forse per questo sono stata tanto fortunata».

L’appuntamento è per questa sera, alle 21.30, su RaiUno

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Set
23rd

“…APPUNTAMENTO ALLE ORE 21.10”: COME LA PRIMA SERATA DIVENTA LA SECONDA

Che ci sia un’evidentissima scarsità a livello autoriale, negli ultimi tempi, data la quale si ricorre sempre più spesso all’acquisto dei format nei confronti di cui vige una vera e propria sudditanza, è vero ed altamente assodato. Nel corso del tempo, in un arco temporale che abbraccia gli ultimi dieci anni, quello che è il fiore all’occhiello della giornata televisiva, ovvero la prima serata, ha visto il suo orario di inizio sempre maggiormente posticipato. Lontanissimi, per esempio, i tempi in cui essa si avviava alle 20.30, per la messa in onda degli amatissimi film, per terminare verso le 22, massimo alle 22.30. Questi due casi presi ad esamina, la soggezione da format esteri e lo slittamento dell’orario di inizio di quello che si usa chiamare prime-time sono, paradossalmente, strettamente collegati. Cerchiamo di capire perché. Una normale evoluzione dei tempi, delle abitudini e dei costumi, evidentemente, porta al cambiamento di quanto è solito, anche a livello televisivo. Col passare degli anni, quindi, ciò che è dato per scontato, flebilmente, quasi senza visibilità alcuna, cambia. Al posto dei film, che abbiamo già avuto modo di vedere in che maniera e con quali mezzi siano sempre più snobbati dalla platea televisiva che, dalle ore 20.30 alle 22.30, allora come adesso, supera in aurei tempi, anche i 26 o 27 milioni di telespettatori rappresentanti un bacino completo, ci sono trasmissioni, di tutti i generi e di tutti i tipi: morti i varietà, si tira a campare con reality show, con programmi dove il déjà vu è di casa e così via. La prima serata, a sua volta, iniziando volutamente più tardi, alle 20.30 lascia spazio ad una fascia nuova, cronologicamente e televisivamente parlando, quale l’access prime time, il vero nocciolo della questione, quello a partire dal quale ciò che viene meno, al fine d’accontentare chi investe in essa, è il rispetto per il telespettatore.

Resosi conto di quanto a quell’ora si tocchi il culmine, il picco massimo di pubblico dinanzi allo schermo, si creano programmi ad hoc che possono coprire quel breve, almeno negli intenti e sulla carta, intervallo di tempo. Ed è così che alle 20.40, dopo due bei blocchi pubblicitari all’interno dei quali è trasmesso l’appendice del telegiornale di rete denominato Meteo 5, inizia Striscia la notizia, la più che ventennale creatura di Antonio Ricci, su Canale5 e, oppostamente, Affari tuoi su RaiUno, che è in onda dal 2003. La sfida che c’è quotidianamente fra queste due trasmissione è una di quelle che raramente poi vede prosieguo con i prodotti di prime time. Il decimale, il centesimo di share, dato come superfluo nelle lunghe produzioni serali, per i due competitor dell’access è vitale. Vitale affinché si possa sbandierare la supremazia dell’uno sull’altro, in maniera assolutamente infantile. E qualora si sia stati battuti, il ricorrere a mille espedienti, primo fra i quali la cosiddetta sovrapposizione, è doveroso, è obbligatorio, anzi.

Come si rosicchia quale decimo di punto di share in più? Allungando la propria messa in onda, attenendo che l’altro chiuda anticipatamente per andare, il tempo di un nero, in solitaria e acquisire pubblico, che è valore assoluto, che di conseguenza è share. Un gioco al massacro dato che nessuno dei due, incoscientemente, vuole puntare al ribasso: la prima serata, fissata alle 21.10, non avrà mai inizio a quell’ora. Fino a qualche anno fa ci si protraeva sino alle 21.40, è iniziare sotto le 22 era quantomeno normale. In questo modo, però, oltre che vincere la battaglia del giorno, si aiutava la propria rete: il programma d’access allungato copriva il 50% della fascia di prime time della rete, che poteva aspirare ad un risultato dignitoso non raggiungibile, non solo se il rispetto per lo spettatore fosse stato mantenuto, ma anche se quel programma o quel film, a rischio flop, fosse stato mandato in onda all’orario prefissato. Ed ecco perché, per aiutare un format al varo, spesso ci troviamo 500.000€ nell’ultimo pacco da una parte e lo scoop di fine puntata dall’altro. Un connubio strettissimo ed indissolubile.

Nonostante un patto stipulato, e a dire la verità mantenuto per troppo poco, lo sforo, naturalissimo, dell’access avviene ancora in maniera frequente. Alcuni casi resi famosi nella storia della vergogna tv: personalmente, non dimentico un Treno dei Desideri in partenza solo alle 21.50, in luogo delle 21.10 annunciate dalla sua conduttrice e delle 21.30 dei promo sulla rete o di una Elisa di Rivombrosa, forse alla terza serie, che ruppe il muro delle 21.50, iniziando, se la memoria non mi abbandona, alle 21.57. Una vergogna, un non rispetto per chi il giorno dopo si alza alle 6 e chi, dimenticandocelo malamente, ancor prima. Visto il rompere le righe estivo, non si mette bocca su quanto successo ogni giorno tra La botola e Veline, ma ieri un altro caso da segnalare c’è stato, pur trovandoci al 18 settembre. La proclamazione delle due nuove vallette di Striscia la notizia, come già segnalato nell’apposito post, ha sforato alla grandissima. I fan di Distretto di polizia 8, la fortunata serie della TaoDue di Pietro Valsecchi, non hanno visto il primo dei due episodi in palinsesto se non alle 21.55 con, quindi, ben 45 minuti di ritardo rispetto alla scaletta. Un’infinità. E la fine, ovviamente, è avvenuta solo nel giorno seguente, oltre la mezzanotte.

Quale il ruolo del telespettatore, evidentemente posto in secondo piano in tale sadica decisione? Boicottare quanto è programmato e quanto viene mandato in onda? Sarebbe un’idea. Intanto pare ventilarsi una motivazione all’orizzonte che possa spiegare questo slittamento irrispettoso della prima serata (e poi, naturalmente, anche della seconda): che si voglia emulare quanto fanno i cugini spagnoli, per caso?

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Set
23rd

‘LA STELLA DELLA PORTA ACCANTO’: QUESTA SERA SU RAIUNO TORNA BIANCA GUACCERO CHE AFFERMA DI ESSERE «MOLTO FORTUNATA»

La RaiUno che si è presentata per quattro serate su sette tutta show ha dato, almeno per questa prima settimana di programmazione, ottimi risultati, visti nel loro insieme. La rete diretta da Fabrizio Del Noce, però, ha costruito una propria identità a partire dal macrogenere serbatoio dal quale ha attinto i suoi più grandi e rappresentativi successi: la fiction. Giallo, commedia, di riflessione, sottogeneri che hanno dato natali a veri e propri elementi di distinzione. Nonostante, però, una maggiore importanza, figlia di un forse eccessivo rischio iniziale poi ripagato, ai varietà e ai suoi surrogati, la lunga e la “cortissima” serialità vivono ancora e, come ogni domenica sera, una nuova miniserie sta per avere inizio. Come nostro solito ve la presentiamo, per quella che è la trama e per quello che è il cast artistico per poi, qualora colpisca particolarmente noi quanto voi, analizzarla insieme. Tocca, questa sera, a La stella della porta accanto prodotta da Guido Lombardo per la Titanus in collaborazione con Rai Fiction, sceneggiata da Patrizia Carrano e Paola Pascolini per la regia di Gianfranco Albano. Di seguito la trama e i protagonisti:
Interpretata da Bianca Guaccero e Giorgio Lupano, la storia di una famiglia moderna e dagli equilibri precari che ritrova il piacere dei sentimenti puri e semplici. Una favola dei nostri giorni in onda domenica 21 e lunedì 22 settembre in prima serata su Raiuno. La regia è di Gianfranco Albano.

La storia: Matteo è un bambino di 10 anni. È cresciuto lontano dall’Italia, costretto a seguire un padre che per via del proprio lavoro ha condotto la famiglia in paesi lontani. Matteo ha perso la mamma. L’esplosione di una bomba Tamil ha coinvolto l’auto su cui viaggiavano madre e figlio, uccidendo la donna e lasciando il piccolo sconvolto. Jacopo lavora per il Ministero degli Esteri. È un giovane console destinato a diventare presto ambasciatore. Di famiglia benestante, figlio di un generale, Jacopo è cresciuto educato alla logica del rigore e della disciplina piuttosto che a quella dei sentimenti. Questo lo ha aiutato ad affrontare con successo la sua professione tanto da essere uno tra i più giovani diplomatici in carica al ministero, ma ha determinato in lui un distacco e una freddezza che non gli permettono suo malgrado di essere un bravo padre. Jacopo è il papà di Matteo.

Un anno dopo la morte della moglie, terminato il suo incarico in India, l’uomo torna in Italia con i due figli: Matteo e Giulia. Giulia ha solo 5 anni e forse questo le permette di non rendersi conto fino in fondo della perdita subita, mentre Matteo è in un momento di grande crisi, arrabbiato com’è con il padre che ritiene indirettamente responsabile della morte della madre e che lo ha trascinato lontano da casa, lontano dai suoi amici, lontano dalle certezze di cui un bambino ha bisogno nella ricerca della propria identità. È in questo clima di tensione familiare che i tre arrivano a Roma accolti in casa dalla cognata di Jacopo, Roberta: una giovane donna in carriera, da sempre innamorata di lui, rassegnata anni prima a vedersi preferita la sorella e che ora vede nel ritorno di Jacopo la possibilità di una rivincita. Roberta si dimostra una PR straordinaria per le ambizioni ancora irrisolte del cognato, ma come zia si rivela severa e incapace tanto che i bambini, scontenti di dover lasciare di nuovo l’Italia e la vecchia villa di famiglia, guardano con sospetto all’ipotesi che la donna possa seguire Jacopo nel suo prossimo incarico all’estero.

A sconvolgere, e più tardi a ristabilire, nuovi equilibri familiari e sentimentali a Villa Sanseveri sarà l’arrivo accidentale di Stella, una giovane addestratrice di cani. Stella è di umili origini, è una bella ragazza, ma è soprattutto una persona capace di trasferire sugli esseri umani la stessa generosità e disponibilità con le quali sa catturare la fiducia degli animali. Nonostante l’opposizione di zia Roberta, Matteo e Giulia ottengono che Stella entri in casa come loro governante insieme a Carlotta, un’ineducata, gigantesca, simpatica, devastante femmina di terranova che le è irrinunciabile appendice. Tra equivoci e conflitti, allontanamenti e riappacificazioni, nuovi sentimenti e vecchie gelosie, Stella riuscirà, complice il cuoco Giacinto (il maggiordomo tuttofare finto francese di casa Sanseveri) a rieducare ai sentimenti i “cuori in inverno” dei protagonisti di questa storia che vuole essere una favola moderna con i colori della commedia sentimentale.

I protagonisti: Ad interpretare questa favola moderna in due puntate Bianca Guaccero, nel ruolo di Stella, la simpatica addestratrice di cani; Giorgio Lupano, Jacopo, il brillante diplomatico; Stefania Orsola Garello, Roberta, la zia. Negli altri ruoli, Lorenzo Vavassori, Matteo; Evaluna Pieroni, Giulia; Rodolfo Lagana’, Giacinto; Valerio Morigi, Sergio, e Sergio Fiorentini, l’ ambasciatore Molteni.

Chi, però, meglio della protagonista può raccontare e, in un certo qual senso, anticipare ciò che meglio vedremo in questa prima serata di RaiUno dedicata alla cortissima serialità? In merito, riportiamo un’intervista rilasciata da Bianca Guaccero pubblicata da Il giornale:

«Passavamo in macchina davanti al teatro Ariston di Sanremo. C’era un mare di gente che mi applaudiva. Allora ho gridato all’autista “Fermi! Fermi!”, sono scesa, e mi sono gettata nel mio primo bagno di folla. Ho pensato: un’occasione simile quando mi ricapita più?». Non sappiamo se ci sarà ancora, come al Festival di Sanremo, una folla che acclamerà Bianca Guaccero. Di certo la carriera di questa pugliese dagli occhi di velluto è in continua ascesa (ultimo titolo La stella della porta accanto, in onda stasera e domani su Raiuno) e singolarmente destinata a ripercorrere le tracce di altre indimenticabili more del nostro cinema: la Anna Magnani di Assunta Spina che ha interpretato in tv, la Cardinale del Gattopardo che ha recitato in teatro e la Marisa Allasio di Poveri ma belli che rivivrà in musical, debutto previsto al Sistina di Roma a metà novembre.
Ma lei cos’ha in comune con queste grandi?
«Per carità: assolutamente nulla! Non posso neppure tentare confronti. Diciamo che forse in me c’è una spontaneità che può ricordarle. Io non cerco a tutti i costi di piacere. Io sono verace. Sono come il pane col pomodoro».
Anche in La stella della porta accanto è così poco autocompiaciuta?
«Soprattutto! Interpreto Stella, un’addestratrice di cani simpatica ma casual, un po’ Bridget Jones un po’ Mary Poppins, che diventa per caso la baby sitter dei bambini d’un fascinoso diplomatico - Giorgio Lupano - divenuto vedovo e indurito con se stesso e coi figli. È una commedia sentimentale, semplice come un bicchier d’acqua. Perché, come diceva mia nonna, “L’acqua è semplice; ma è l’unica cosa che disseta davvero”».
Le storie semplici rischiano anche di risultare banali…
«Se fatte senza amore, senza motivo. In questa invece c’è cuore, sensibilità, e un modo di raccontare chiaro e diretto. È una favola che unisce il sentimento all’ironia: fa ridere e commuove. Non è poi così semplice risultare semplici!».
Storie drammatiche, sentimentali, brillanti, il Festival di Sanremo. Cosa le manca per definire la sua carriera completa?
«Il musical. Ma anche questo lo farò presto: con la regia di Massimo Ranieri stiamo preparando la versione teatrale di Poveri ma belli con le musiche di Gianni Togni. Ballerò e canterò ben dieci canzoni, su una trama che ricalca solo in parte l’originale, deviando poi verso tempi e stili moderni».
I suoi ruoli e le sue interviste lasciano intuire in lei un carattere volitivo, esuberante, ambizioso. È esatto?
«Esuberante senz’altro: ho la fortuna di fare un lavoro che non farà mai morire il mio lato bambino. Volitiva sì, anche se senza merito: sono così perché il mio lavoro mi diverte da morire. Ambiziosa? Non saprei: di solito non faccio progetti e non penso al futuro, preferisco vivere nel presente, godendomi tutto ciò che la vita mi regala».
A quale qualità recitativa tiene di più?
«Anche qui: alla semplicità. È sui set che ho imparato che la semplicità è il più difficile degli artifizi. Per questo cerco di lavorare tanto, di lavorare sempre: ci si arriva solo studiando, faticando, imparando».
Il momento più brutto e il più bello della sua carriera.
«Il più brutto: la mattina che, a Sanremo, mi sono svegliata senza voce. Rimanere senza voce al festival: il massimo! Ma mi è servito per imparare una regola d’oro: quando hai un problema non nasconderlo, cerca invece di trasformarlo in un vantaggio. Così ho recitato e cantato con la voce roca, facendone quasi una cosa sexy».
E il più bello?
«Quello che sto vivendo al momento. Sono un tipo positivo, io. Forse per questo sono stata tanto fortunata».

L’appuntamento è per questa sera, alle 21.30, su RaiUno

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23rd

“…APPUNTAMENTO ALLE ORE 21.10”: COME LA PRIMA SERATA DIVENTA LA SECONDA

Che ci sia un’evidentissima scarsità a livello autoriale, negli ultimi tempi, data la quale si ricorre sempre più spesso all’acquisto dei format nei confronti di cui vige una vera e propria sudditanza, è vero ed altamente assodato. Nel corso del tempo, in un arco temporale che abbraccia gli ultimi dieci anni, quello che è il fiore all’occhiello della giornata televisiva, ovvero la prima serata, ha visto il suo orario di inizio sempre maggiormente posticipato. Lontanissimi, per esempio, i tempi in cui essa si avviava alle 20.30, per la messa in onda degli amatissimi film, per terminare verso le 22, massimo alle 22.30. Questi due casi presi ad esamina, la soggezione da format esteri e lo slittamento dell’orario di inizio di quello che si usa chiamare prime-time sono, paradossalmente, strettamente collegati. Cerchiamo di capire perché. Una normale evoluzione dei tempi, delle abitudini e dei costumi, evidentemente, porta al cambiamento di quanto è solito, anche a livello televisivo. Col passare degli anni, quindi, ciò che è dato per scontato, flebilmente, quasi senza visibilità alcuna, cambia. Al posto dei film, che abbiamo già avuto modo di vedere in che maniera e con quali mezzi siano sempre più snobbati dalla platea televisiva che, dalle ore 20.30 alle 22.30, allora come adesso, supera in aurei tempi, anche i 26 o 27 milioni di telespettatori rappresentanti un bacino completo, ci sono trasmissioni, di tutti i generi e di tutti i tipi: morti i varietà, si tira a campare con reality show, con programmi dove il déjà vu è di casa e così via. La prima serata, a sua volta, iniziando volutamente più tardi, alle 20.30 lascia spazio ad una fascia nuova, cronologicamente e televisivamente parlando, quale l’access prime time, il vero nocciolo della questione, quello a partire dal quale ciò che viene meno, al fine d’accontentare chi investe in essa, è il rispetto per il telespettatore.

Resosi conto di quanto a quell’ora si tocchi il culmine, il picco massimo di pubblico dinanzi allo schermo, si creano programmi ad hoc che possono coprire quel breve, almeno negli intenti e sulla carta, intervallo di tempo. Ed è così che alle 20.40, dopo due bei blocchi pubblicitari all’interno dei quali è trasmesso l’appendice del telegiornale di rete denominato Meteo 5, inizia Striscia la notizia, la più che ventennale creatura di Antonio Ricci, su Canale5 e, oppostamente, Affari tuoi su RaiUno, che è in onda dal 2003. La sfida che c’è quotidianamente fra queste due trasmissione è una di quelle che raramente poi vede prosieguo con i prodotti di prime time. Il decimale, il centesimo di share, dato come superfluo nelle lunghe produzioni serali, per i due competitor dell’access è vitale. Vitale affinché si possa sbandierare la supremazia dell’uno sull’altro, in maniera assolutamente infantile. E qualora si sia stati battuti, il ricorrere a mille espedienti, primo fra i quali la cosiddetta sovrapposizione, è doveroso, è obbligatorio, anzi.

Come si rosicchia quale decimo di punto di share in più? Allungando la propria messa in onda, attenendo che l’altro chiuda anticipatamente per andare, il tempo di un nero, in solitaria e acquisire pubblico, che è valore assoluto, che di conseguenza è share. Un gioco al massacro dato che nessuno dei due, incoscientemente, vuole puntare al ribasso: la prima serata, fissata alle 21.10, non avrà mai inizio a quell’ora. Fino a qualche anno fa ci si protraeva sino alle 21.40, è iniziare sotto le 22 era quantomeno normale. In questo modo, però, oltre che vincere la battaglia del giorno, si aiutava la propria rete: il programma d’access allungato copriva il 50% della fascia di prime time della rete, che poteva aspirare ad un risultato dignitoso non raggiungibile, non solo se il rispetto per lo spettatore fosse stato mantenuto, ma anche se quel programma o quel film, a rischio flop, fosse stato mandato in onda all’orario prefissato. Ed ecco perché, per aiutare un format al varo, spesso ci troviamo 500.000€ nell’ultimo pacco da una parte e lo scoop di fine puntata dall’altro. Un connubio strettissimo ed indissolubile.

Nonostante un patto stipulato, e a dire la verità mantenuto per troppo poco, lo sforo, naturalissimo, dell’access avviene ancora in maniera frequente. Alcuni casi resi famosi nella storia della vergogna tv: personalmente, non dimentico un Treno dei Desideri in partenza solo alle 21.50, in luogo delle 21.10 annunciate dalla sua conduttrice e delle 21.30 dei promo sulla rete o di una Elisa di Rivombrosa, forse alla terza serie, che ruppe il muro delle 21.50, iniziando, se la memoria non mi abbandona, alle 21.57. Una vergogna, un non rispetto per chi il giorno dopo si alza alle 6 e chi, dimenticandocelo malamente, ancor prima. Visto il rompere le righe estivo, non si mette bocca su quanto successo ogni giorno tra La botola e Veline, ma ieri un altro caso da segnalare c’è stato, pur trovandoci al 18 settembre. La proclamazione delle due nuove vallette di Striscia la notizia, come già segnalato nell’apposito post, ha sforato alla grandissima. I fan di Distretto di polizia 8, la fortunata serie della TaoDue di Pietro Valsecchi, non hanno visto il primo dei due episodi in palinsesto se non alle 21.55 con, quindi, ben 45 minuti di ritardo rispetto alla scaletta. Un’infinità. E la fine, ovviamente, è avvenuta solo nel giorno seguente, oltre la mezzanotte.

Quale il ruolo del telespettatore, evidentemente posto in secondo piano in tale sadica decisione? Boicottare quanto è programmato e quanto viene mandato in onda? Sarebbe un’idea. Intanto pare ventilarsi una motivazione all’orizzonte che possa spiegare questo slittamento irrispettoso della prima serata (e poi, naturalmente, anche della seconda): che si voglia emulare quanto fanno i cugini spagnoli, per caso?

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Lug
2nd

Sir Ben Kingsley: Basta Con I Belli, Senza Talento

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Sir Ben Kingsley ha rimproverato i produttori di Hollywood invitandoli a smettere di ingaggiare giovani star attraenti, ma che dal punto di vista del talento hanno poco o nulla da offrire.

L’attore, ora 64enne, che ha vinto un Oscar per il ruolo in Gandhi (1982), ha detto che troppi giovani sono messi sotto contratto soltanto per il loro aspetto.

Kingsley ha quindi accusato i produttori cinematografici di essere crudeli, facendo credere a giovani senza talento di avere tutto ciò che serve per il successo nell’industria dello spettacolo. Ha detto che così facendo, le conseguenze possono essere tragiche, specie quando le speranze per questi giovani svaniscono e non rimane altro che darsi all’alcohol od alle droghe.

“E’ scorretto sfruttare una giovane persona e dirle che può avere una parte nei film, e poi farlo realmente accadere anche quando non fosse all’altezza. State facendo lievitare le aspettative così tanto almeno quanto la delusione che poi arriva dal giudizio collettivo negativo.”

“Noi gettiamo via le persone troppo facilmente, ma dovremmo evitare di chiamarle dalla prima volta. Non c’é bisogno che le droghe diventino la via di fuga. Io per esempio non le ho mai usate. La mia droga è la recitazione.”

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Lug
2nd

Sofia Loren: salvate la mia casa dalla monnezza!

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L’inossidabile Sofia Loren, angosciata e preoccupata per l’emergenza rifiuti, fa un appello per Pozzuoli.

Dice a La Repubblica Vi prego a mani giunte di moltiplicare gli sforzi . Ormai seguo con profonda angoscia questa autentica tragedia dei rifiuti sparsi in tutta la Campania: nella nostra Napoli e nella mia Pozzuoli, in quelle stesse strade della mia città natale nelle quali correvo da bambina, in una situazione certo drammatica (c’era la guerra), ma spalancata alla speranza“.
L’attrice continua dicendo “Oggi mi chiedo se abbiamo diritto almeno alla speranza. Sento questi racconti, resto attonita di fronte allo scempio di oggi, in tempo di pace. Come è potuto accadere tutto questo? Come si è potuto lasciare che venissero offese la dignità, la bellezza, l’antica cultura di una delle zone più belle del mondo? E la vita stessa dei miei concittadini, dei napoletani e di tutti i campani, non avrebbe meritato maggiore rispetto?“.
Non mi vergogno di dire che, di fronte alle continue immagini che appaiono in televisione, nel vedere i posti che conosco, nei quali ho trascorso una gran parte della mia vita, ai quali sono legati i miei ricordi più cari, gli affetti, le amicizie e una grande, incontenibile nostalgia, non riesco a trattenere le lacrime. E forse la stessa cosa reazione coglie tanti napoletani sparsi nel mondo“.
Infine la star del cinema conclude facendo un appello “Collaborate. Collaborate con le autorità affinchè vengano adottate presto le soluzioni piu’ opportune. E’ un nostro problema, e dobbiamo essere noi a risolverlo. O almeno a contribuire a risolverlo“.

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Lug
1st

Will Smith: I Tradimenti Della Ex Mi Hanno Spronato Al Successo

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Will Smith ha rivelato che la sua carriera piena di successo ha tratto ispirazione da una ex fidanzata che lo tradiva.

L’attore ha ammesso che questo comportamento lo ha reso molto determinato, soprattutto quando lei gli ha rotto il cuore all’età di 15 anni. Da allora ha recitato in numerosi film blockbuster ed infine ha trovato la felicità con Jada Pinkett.

Will ha spiegato: “La fidanzata, quando avevo 15 anni, mi tradiva così mi sono auto convinto che se lo faceva era perché non ero abbastanza in gamba. E ricordo il giorno in cui tornavo a casa dopo aver scoperto tutto, ricordo di quanto me la prendevo con me stesso, di non essere abbastanza bravo.”

A proposito di cinema invece, Will Smith di recente ha dichiarato che interpreterebbe molto volentieri il ruolo di Barack Obama, in un nuovo film sulle presidenziali americane.

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Giu
8th

The Spirit: due trailer e protagonisti

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thespirit_giantsand1.jpgspiritteaserbig.jpgFrank Miller, creatore del noto fumetto e co-regista del film del 2005 ‘Sin City’: The Spirit non sarà affatto un altro Sin City e sarà completamente a colori, e che spera di poter realizzare una intera trilogia. 
La Sony ha deciso di distribuire il film day-and-date anche in Italia: The Spirit uscirà quindi da noi in contemporanea con gli USA il 25 dicembre 2008.

Protagonista di The Spirit un detective mascherato. Il fumetto, scritto da Will Eisner negli anni cinquanta, è molto noir e presenta caratteristiche stilistiche decisamente cinematografiche molto affini allo stile del regista Frank Miller (che ha scritto 300 e Sin City). Spirit, ex-poliziotto scampato alla morte (Gabriel Macht), decide di combattere il crimine per proteggere Central City.

Il suo arcinemico, Octopus (Samuel L. Jackson) vuole prendere il potere in città. Nel contrastarlo, Spirit è circondato da numerose donne, che vogliono conquistarlo, amarlo o ucciderlo: Ellen Dolan (Sarah Paulson), ragazza della porta accanto; Silken Floss (Scarlett Johansson), segretaria; Plaster of Paris (Paz Vega), spogliarellista assassina; Lorelei (Jaime King), sirena fantasma e Sand Saref (Eva Mendes), ladra dal corpo mozzafiato: lei è l’amore della sua vita diventata crudele e spietata.

The Spirit esce il 25 dicembre 2008 in USA.

Ecco il teaser trailer in italiano

e in lingua originale

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Giu
8th

X-Files: I Want to Believe: il trailer

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E’ finalmente online il teaser trailer di X-Files: I Want to Believe (voglio crederci), il secondo episodio cinematografico tratto dalla celebre serie tv con Gillian Anderson e David Duchovny

Quando un gruppo di donne viene rapito tra le fredde colline della rurale Virginia, gli unici indizi della loro scomparsa sono i grotteschi resti umani che iniziano a comparire qua e là nella neve. Le opinabili visioni di un santone portano la polizia locale, alla ricerca disperata di una pista, dritta verso un esperimento medico segreto che potrebbe o non potrebbe essere legato al caso. E’ un tipico caso da X-Files, ma l’FBI ha chiuso le investigazioni paranormali anni fa. E’ il momento di chiamare Fox Mulder e il Dr. Dana Scully, che non hanno nessuna intenzione di riaprire il loro vecchio passato. Eppure, la verità dietro questi crimini orribili è da qualche parte, e Mulder e Scully finiranno per trovarla..

Diretto da Chris Carter, X-Files: I Want to Believe esce il 25 luglio 2008 in USA e a fine agosto nei nostri cinema

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Giu
8th

Once: deliziosa favola irlandese

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Once dell’irlandese John Carney (ex musicista), è una deliziosa favola musicale già cult e finalmente uscirà anche in Italia, precisamente il 6 giugno. . La storia ruota attorno a due ragazzi che s’incontrano a Dublino condividendo la comune passione per la musica. E’ una comune storia d’amore come ne abbiamo viste tante al cinema, se comune può essere definito l’amore, però questo film ha vinto l’Oscar per miglior canzone originale.
Sì, perchè la musica, in “Once”, ha un ruolo determinante: “La scena musicale non è quella degli U2 o dei Cranberries, - spiega John Carney - ma un’industria casalinga: mi ricorda i miei esordi da musicista, negli anni ‘80, e poi i tempi in cui con Hansard suonavamo nella band The Frames”.

Questo piccolo film dagli incassi sorprendenti - dieci milioni di dollari oltreoceano - ha fatto sì che il regista potesse già lavorare al suo primo film americano: “Si chiamerà ‘Town House’, è la storia dark di una ragazza che soffre di agorafobia”.

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