
Quando si dice Muccino (amato o odiato che sia…) di solito si pensa a filmetti a parziale lieto fine ben confenzionati e senza impegno. A storie d’amore, di tradimenti, di ragazzi che non vogliono crescere, di licei romani e baci rubati e belle attrici. Al massimo si pensa agli Stati Uniti d’America. Dove il regista, raccolto il successo (meritato) di La ricerca della felicità, è rimasto a lavorare a una commedia rosa dal titolo che non lascia scampo: What I know about love. Nessuno immaginerebbe perciò che da Los Angeles, Gabriele, assieme al fratello Silvio, potesse aver seguito e prodotto un documentario dedicato alle vittime della mafia. Finanziato dalla Indiana (casa di distrubuzione dei due fratelli) il film, intitolato Io Ricordo, verrà proiettato nelle sale e nelle scuole. Nessun buonismo stavolta però. Il regista che si è fatto conoscere raccontando la prima volta di due adolescenti in mezzo alle lenzuola stese su un tetto e la fuga di Stefano Accorsi da una petulante Martina Stella che lo rincorre con una copia di Siddharta, quando parla di temi difficili lo fa seriamente e - giura - seguendo il cuore. Ecco perchè in questo docufilm che racconta di Borsellino, Falcone e Impastato vedremo solo vetri rotti, asfalto che salta in aria, piombo che uccide, sangue e innocenti ammazzati perchè difendevano un’idea e tentavano di sconfiggere la mafia. Sarà questa l’occasione per Muccino di dimostrarsi capace anche come regista impegnato? Nell’attesa, se accettate un consiglio, mettete su I cento passi dei Modena City Rambles, e ascoltate in silenzio…
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Il crepuscolo arriva sul web. Mentre aspettate con impazienza il freddo inverno, quando nelle sale uscirà uno dei film più attesi dell’anno, cliccate qui per entrare nel blog ufficiale del film, dal titolo inequivocabile: la Gazzetta di Forks. Mentre qui sotto potete trovare il nuovo trailer in italiano, bello (anche se forse il doppiaggio lascia un po’ a desiderare…). Sentite i passi dietro le vostre spalle? Fate attenzione, i vampiri si avvicinano. E solo uno di loro ha il viso angelico e il cuore caldo del bel Pattison…
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Nella moda, come nel cinema, le storie raccontate sono sempre le stesse. Gli anni passano, la vita bassa si rialza, la gonna s’accorcia, la punta delle scarpe si arrotonda e le storie d’amore sul grande schermo piacciono sempre, pure se sono tutte uguali. Come i film horror, seppur per motivi diversi, perchè la gente in fondo ama trovare quelle due o tre certezze intramontabili. Sarà per questo che cinema e moda vanno a braccetto, e si strizzano l’occhio. Ma mai come quest’anno sembra che gli stilisti abbiano trovato ispirazione nelle pellicole del passato, lanciando abiti, look e accessori che ci sembrava già di aver visto da qualche parte. O meglio, in qualche film. Senza scomodare le collezioni da passerella, che non ci competono, vi raccontiamo che uno degli accessori chiave dell’inverno alle porte sarà il cappello. Portato un po’ alla divina, come faceva Sophia Loren ne La moglie del prete. O messo in modo iper-sbarazzino, come facevano Jack Lemon e Tony Curtis nello strepitoso A qualcuno piace caldo. O infilato sulla testa per creare un’aria di (finto) mistero, un po’ come farebbe l’ispettore Clouseau. Gli esempi si sprecano, e ve ne regaliamo un’elegante gallery proprio qua sotto! Anche in fatto di intimo la moda dell’inverno sembra avvalersi della potente suggestione cinematografica. Ma di questo vi parleremo un’altra volta…
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Il regista che ha conquistato Venezia con il toccante the Wrestler ora pensa in verde. Dopo aver dato respiro ai sogni di un uomo fallito e aver riesumato un decadente Mikey Rourke, il bravo Aronofky ha deciso di concentrarsi sull’aria che manca nel nostro pianeta. E nel cassetto avrebbe già pronta la sceneggiatura di questa specie di colossal dedicato a Noè e alla sua Arca, in versione ambientalista. Secondo il regista infatti, il vecchietto barbuto che avrebbe salvato la razza umana e gli animali dall’imminente diluvio è in realtà il primo vero ecologista-attivista della storia. Certo la sfida non è cosa da poco, visto che la tematica mistico-naturalista non è leggera e che sia le case di produzioni che il pubblico non si mostrano mai particolarmente sensibili ai problemi della terra. Ma confidiamo che il buon Aronofsky, dopo aver reso interessante la matematica (con lo sconvolgente Pi greco - Il teorema del delirio) riuscirà a colpire critica e pubblico anche parlando di animali, pioggia e terra surriscaldata…
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Arriva sempre quel momento. Dopo che sei esplosa sul grande schermo all’improvviso, e che il pubblico ti ha detto sì. Dopo che tutti riconoscono il tuo volto, e non solo perchè è bellissimo, ma perchè hanno un ricordo di te, della tua carica, di come sai recitare. E’ quello che è accaduto anche alla sexy Micaela Ramazzotti, che ha sfoggiato nudità e talento nell’ultimo acclamato film di Paolo Virzì. Dopo tanto successo, ovviamente, proposte di ogni tipo sono piovute dal cielo. Ma la fanciulla, che ha iniziato la sua carriera sulle pagine patinate dei fotoromanzi, ha dichiarato senza troppi giri di parole, di non volersi svendere al miglior offerente. Per la sua carriera futura la giovane Micaela, che ha ancora tutta la vita davanti, ha già idee molto chiare: solo film d’autore. Come quello dell’Archibugi, Una questione di cuore, dove reciterà nei panni di una mamma in attesa del terzo figlio. Aspettando di vederla ancora sul grande schermo, potrete seguirla a partire dal 17 Settembre in una nuova serie tv in onda su Canale 5. Il titolo è Crimini Bianchi, ed è incentrata sugli errori che avvengono nelle corsie degli ospedali. Al fianco della brava attrice, che interpreta un’allegra dottoranda in medicina, ci saranno anche Ricky Memphis e Daniele Pecci, che qua come simpatia ricorda tanto Dottor House…
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Quella faccia, se l’avete vista prima, non potete scordarla. Lui è Eugene Hutz, e girava con un cane psicopatico e un nonno finto cieco per i campi di girasoli d’Ucraina, nel meraviglioso Ogni cosa è illuminata. Quello che forse vi sfugge è che il ragazzotto dell’est nella sua vita è stato altre mille cose. Clandestino in fuga dal suo paese, nel 1991 potevate incontrarlo a qualche incrocio di Roma, e sicuramente non gli avreste chiesto l’autografo. Perchè in quel periodo faceva il lavavetri. Dopo la dura vita dei semafori, la gavetta, gli spettacoli in strada, Eugene ha dato vita a una specie di Orchestra di piazza Vittorio dell’est: i Gogol Bordello. Il loro colorato “punk gitano”, che scende fino alla taranta del Salento, e sale su su e scende ancora per tre continenti, è il frutto di una band che racchiude ben 10 nazionalità, dall’Etiopia a Israele. Eugene, che delle band è la voce, l’anima e la chitarra, è stato scelto da Madonna per il suo primo film, Filth and Wisdom, che uscirà negli States il 17 ottobre. Ma il musicista zingaro, che nella sua vita non ha mai smesso di sognare, più che fare l’attore preferisce camminare, e di strada ne ha fatta anche dietro alla macchina da presa, presentando al Milano Film Festival, in scena questi giorni, il suo primo documentario. Si intitola “Il Pifferaio pezzato di Hutzovina“, e racconta il viaggio della sua vita, nella sua terra, dura eppure splendida. E mentre noi restiamo felicemente storditi da come a volte i sogni possano diventare realtà, Eugene non la smette di sognare con la sua esplosiva energia. Il prossimo documentario, dedicato al Brasile. E una telefonata dal suo regista preferito, il grande Emir Kusturica.
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Viso rugoso, capelli bianchi, 54 + 57 anni, i fratelli Dardenne dei ragazzini non hanno niente. O forse si. Hanno la sensibilità, la conoscenza, il ricordo. La chiave per entrare. Un qualcosa di ancora acceso, che li rende capaci di raccontare storie di adolescenti in modo toccante, vero. Da dentro, come se fossero loro a vivere quelle vite. Ecco perchè la loro piccola ma intensa filmografia non la smette di ruotare attorno al mondo dei giovani, di chi sta per saltare nel vuoto dell’età adulta, gioie e dolori, paure, solitudini, scelte complesse. Dopo Igor, il ragazzino che aiuta il padre nei suoi traffici loschi, Rosetta che cerca un lavoro disperatamente, Olivier che ha 16 anni e un omicidio alle spalle, dopo la Storia d’amore raccontata ne L’Enfant, dove due fidanzatini si trovano ad affrontare una gravidanza indesiderata, arriva Lorna. Lei è una giovane non-eroina dei giorni nostri, è una clandestina. Per realizzare il suo sogno, restare nella città in cui si nasconde, aprire un locale, vivere allo scoperto, è pronta a tutto, e sposa chi non ama. Lui è Claudy, è un tossicodipendente. L’attore che lo interpreta, uno dei favoriti dai Dardenne, è Jeremie Renier, che abbiamo visto in In Bruges, e che per questo film ha perso ben 10 chili. E Insieme formano una coppia fuori dal comune. Dove le cose vanno come va la vita vera, e vengono raccontate a volte con durezza, senza lustrini, senza inganno. Un po’ come farebbe Ken Loach, e pochi altri. Ed è per questo che vi consigliamo di starle a guardare…(Il Matrimonio di Lorna esce nelle sale il 19 settembre, il titolo originale era il Silenzio di Lorna, e tanto per cambiare gli italiani ci hanno messo lo zampino…)
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Una è bionda, esplosiva e casinista. Arriva in ritardo sul set con una valanga di foglietti in mano, ma bisogna per forza aspettarla, perchè è lei che siede sulla sedia del regista.

L’altra è mora, seria e precisa. Puntuale come un orologio, si presenta col suo telefonino super organizer e la faccia da ragazzina assonnata, che ha studiato a memoria la sua parte.

Insieme formano una delle coppie-in-rosa più inedite e attese del 2009. Stiamo parlando di Drew Barrymore e Ellen Page rispettivamente regista esordiente e protagonista di Whip It! commedia femminile a rotelle, ambientata nel mondo delle competizioni sui roller. La Page, dopo aver abbassato la sua età nei panni extra large e multicolor della Juno che tutti abbiamo adorato, farà di nuovo l’adolescente casinista. Che invece di seguire i consigli di sua mamma, che la vuole reginetta a qualche strano concorso per bene, decide di partecipare a una competizione sulle 8 ruote…
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